Kalinikta
Atene brucia, immersa nei fumi delle molotov e della sua disperazione alimentata dal combustibile di una cattiva coscienza. Perché non sono i Persiani di Serse a incendiare la capitale della Grecia e le sue città principali, sono gli stessi Elleni in sciopero e in rivolta a paralizzare uno stato di cui a questo punto sarebbe onesto dichiarare il rigor mortis. Non c’erano, non ci sono le condizioni endogene affinché la società ellenica e il suo ceto politico possano autoinfliggersi una rivoluzione copernicana nel modo di concepire se stessi, le proprie aspettative di vita e di sopravvivenza economica.
12 AGO 20

Ma così è chiaro che non si va da nessuna parte, il principio di (non) contraddizione è una gemma aristotelica e in Grecia oggi vale doppio: se il popolo ellenico, come sembra evidente, decide di sottrarsi ai pesantissimi interventi sulla spesa pubblica previsti dal suo esecutivo, non ha altra via se non l’uscita dall’euro. Disseppellisca dunque la dracma, cerchi un suo modello di decrescita sostenibile, abbandoni l’eurodelirio circostante e si affidi al suo Dio ignoto. Tertium non datur. L’Europa pagherà conseguenze assai gravose, ma una prognosi riservata è sempre meglio di un’autopsia postuma.